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Decreto Crescita, tutte le novità per gli affitti brevi

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Dal 28 giugno 2019 il Decreto Crescita n. 34 è diventato operativo e ha portato con sé importanti novità fiscali. Cosa cambia per coloro che gestiscono case vacanze o immobili in short rent? Qui una sintesi della normativa che intende contrastare l’evasione dal pagamento delle imposte sui redditi derivanti dalle locazioni brevi.

Come fanno gli uffici del Fisco a tenere sotto controllo il vasto mercato delle locazioni brevi? Dopo anni di dibattiti e un settore dalle normative poco chiare che lascia spazio ai furbetti, ecco che arrivano delle novità con il Decreto Crescita 2019, in vigore da giugno. L’obiettivo principale della normativa è quello di creare una banca dati, a disposizione del Ministero dell’Interno e condiviso con l’Agenzia delle Entrate e le Amministrazioni comunali, che consenta il controllo del reale pagamento delle imposte sui redditi da locazione e della tassa di soggiorno nei casi di affitto di case vacanza presenti sul territorio nazionale.

Come? Attraverso l’istituzione del nuovo codice identificativo obbligatorio da inserire in tutti gli annunci diffusi online nel settore di affitti brevi o short rent.

Nel dettaglio, il Decreto legge del 30 aprile 2019, n. 34, dal titolo “Disposizioni in materia di locazioni brevi e attività ricettive” e convertito con Legge 28 giugno 2019 n. 58, riguarda i singoli proprietari di case affittate per fini turistici e short rent e si estende alle piattaforme di prenotazione online come Booking Airbnb che gestiscono il mercato delle locazioni nella veste di intermediari. Tale normativa interviene sull’obbligo di riscossione della “cedolare secca” calcolato sul compenso totale spettante ai proprietari delle case vacanza e su tutti quei soggetti che gestiscono l’attività di intermediazione di grandi portali di affitti brevi, che saranno responsabili dell’applicazione della ritenuta e del versamento di tale importo all’Agenzia delle Entrate.

Gli annunci pubblicati su piattaforme di prenotazione online (e non solo), dovranno essere dotati di codice unico identificativo alfanumerico del proprietario e della struttura per permettere al Fisco di effettuare i propri controlli e comunicare successivamente i dati all’Agenzia delle Entrate, che verificheranno il rispetto degli adempimenti previsti dalla normativa vigente.

È dunque consigliabile adeguarsi e pubblicare solo annunci “certificati” di affitti brevi online con codice identificativo “anti furbetti”, pena una sanzione pecuniaria da 500 a 5.000 euro per gli annunci irregolari che si raddoppia in caso di reiterazione della violazione.

ecco altri link utili da poter consultare:
https://www.commercialistatelematico.com/articoli/2019/07/affitti-brevi-case-vacanza-normativa-2019.html
https://www.idealista.it/news/finanza/fisco/2019/06/10/131596-codice-identificativo-per-gli-affitti-brevi-novita-con-gli-emendamenti-al-dl-crescita
https://www.idealista.it/news/immobiliare/residenziale/2019/06/11/131611-affitti-brevi-le-perplessita-di-confedilizia-sullemendamento#xts=582070&xtor=EPR-139-%5Bbolletino_14062019%5D-14062019-%5Bw-10-titular-node_131611%5D-

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